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LAC Lugano Arte e Cultura
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10 – 11 marzo 2017

Sala Teatro LAC

ispirato ai testi di Eraclito, Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, Antico e Nuovo Testamento, Friedrich Nietzsche, René Girard, Giuseppe Fornari

progetto e drammaturgia di Angela Demattè e Carmelo Rifici

regia di Carmelo Rifici

con (in ordine alfabetico) Caterina Carpio, Giovanni Crippa, Zeno Gabaglio,Vincenzo Giordano, Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Igor Horvat, Francesca Porrini, Edoardo Ribatto, Giorgia Senesi, Anahì Traversi

scenografia Margherita Palli

costumi Margherita Baldoni

scene realizzate dal Laboratorio di Scenografia "Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli" del Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa

costumi realizzati dalla Sartoria del Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa

maschere Roberto Mestroni

musiche Zeno Gabaglio

disegno luci Jean-Luc Chanonat

video Dimitrios Statiris

regista assistente Agostino Riola

assistenti alla regia Emiliano Masala, Francesco Leschiera

assistente scenografa Francesca Greco

assistente costumi e sarta Giulia-Claudia Gambi

in video Maximilian e Jacopo Montorfano

produzione LuganoInScena

in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Azimut

in collaborazione con Spoleto Festival dei due Mondi, Theater Chur

Durata: 2h30 min più intervallo

Cat. prezzo L

Sponsor di produzione e coproduzione
Con il sostegno di

video

Ifigenia, liberata

regia di Carmelo Rifici

Teatro

“Il razionalismo occidentale agisce al pari di un mito: ci ostiniamo a non voler vedere la catastrofe, non possiamo né vogliamo riconoscere la violenza per quello che è.” (R. Girard)

Una sala prove, attori e pubblico insieme, un regista e una drammaturga provano ancora ad indagare il Mito degli Atridi, il sacrificio di Ifigenia, aprono domande intorno all’annosa questione: dove nasce la violenza? Come si ferma la violenza? Il mondo cesserà mai di essere violento? Che cos’è la violenza?
Schiacciata dal volere paterno, contagiata dalla follia del popolo, Ifigenia sembra non poter uscire da un destino senza speranza in cui solo il sangue di un innocente può placare la violenza della folla. Non solo gli Atridi, ma tutto l’occidente ne porteranno il pesante fardello. Le parole di Atena che chiudono l’Orestea, il suo delegare agli uomini la responsabilità attraverso leggi condivise, non hanno ancora portato ad una soluzione.
Ancora oggi gli uomini cedono alla violenza, non trovano altro modo per combatterla se non usandola a loro volta, sempre in nome di un padre da vendicare. E mentre il mondo sembra sempre più occupato a prendersi cura delle proprie vittime, le vittime non cessano di diminuire.
Eppure c’è una parola che potrebbe fermare l’ingranaggio infernale, una parola capace di smascherare l’inganno, ma è troppo scomoda da pronunciare, troppo pericolosa per l’antico desiderio dell’uomo di sopraffare, di desiderare continuamente la roba dell’altro.

Dopo aver affrontato con originalità, nella stagione scorsa, le ossessioni di Treplev e Nina nel Gabbiano di Cechov, Carmelo Rifici sceglie un affondo nel mito come seconda produzione che nasce dalla collaborazione fra LuganoInScena, il LAC e il Piccolo Teatro di Milano. Ifigenia è solo l’inizio dell’indagine che Rifici propone allo spettatore, chiamando Eraclito, Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, René Girard, Antico e Nuovo Testamento, Friedrich Nietzsche e Giuseppe Fornari a fornire storie e riflessioni sulla vera protagonista del lavoro: la violenza dell’uomo come realtà inestirpabile e mistero senza fine.

> Foto delle prove