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LAC Lugano Arte e Cultura
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Venerdì
1 febbraio
20:30


1–3.02

Date e orari
20:3001.02.2019
20:3002.02.2019
16:0003.02.2019

K

Teatro FOCE

drammaturgia e regia Simone Gandolfo

con Mirko D’Urso

produzione Officina Teatro


In collaborazione con la Rassegna Home

Durata: 1h 15' 

Si consiglia la visione ad un pubblico di età superiore ai 13 anni.

Mare morto

drammaturgia e regia Simone Gandolfo, con Mirko D'Urso

TeatroHOME

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La nuova produzione di Officina Teatro parte dalla necessità del suo direttore artistico Mirko D’Urso di dare voce – una in più – alla tragedia dei migranti che affrontano il mar Mediterraneo con la speranza di un futuro migliore o, se non altro, meno devastante.

Negli ultimi 4 anni, più di 4’000 persone, tra cui molte donne e molti bambini, hanno perso la vita in questo mare che un tempo era sinonimo di bellezza e di vita, mentre oggi per molti rappresenta solo un mare… morto.

Questa è la storia di chi, nonostante non abbia nulla, ha la cosa più importante che serve per sopravvivere: ovvero un’incrollabile fede nel futuro e nell’amore. 
L’autunno del 2017 l’ho passato in mezzo al Mar Mediterraneo, su una Nave della Guardia Costiera Italiana;  stavo realizzando una serie Tv documentaria sui salvataggi dei migranti. Sono stati mesi in cui ho visto con i miei occhi e sentito con la mia carne ciò di cui veramente non si può fare a meno: l’amore. 
Paradossalmente i racconti di chi ha subito le peggiori sevizie nelle carceri libiche, sono racconti pieni di amore per la vita e di gratitudine e speranza verso il futuro. Per questo ho deciso di scrivere questa “favola” perché il senso delle favole è proprio quello di ricordare alla parte più pura di noi cosa sia il Bene e cosa il Male.
In questi tempi in cui il modello liberale delle grandi democrazie occidentali, il nostro modello sta crollando sempre più veloce, a mio avviso, è indispensabile tornare alla domanda primordiale: che cosa vuol dire essere umani?
Mare morto pone degli interrogativi in tal senso e cerca di dare anche qualche risposta.
L’impianto scenico è quello che si sposa bene con il più classico degli inizi: “C’era una volta…” 
Sì perché Malik, il protagonista della storia, ha un’esigenza precisa: salvare la vita di sua figlia, o almeno quella che lui ha deciso essere tale, perché non è mai una questione di sangue ma sempre di scelte.
In un tempo sospeso, in un luogo sospeso, proprio come nelle favole, ognuno sarà Malik e ognuno potrà decidere quanto essere Bene e quanto Male. 
Dalle note di regia di Simone Gandolfo